


Pochi giorni fa siamo stati invitati a visitare lo stabilimento di produzione della ST Dupont, a Faverges, in Francia, dove sono realizzati i prodotti più esclusivi della Maison. Mentre il reparto creativo è a Parigi.
Oltre 140 persone si occupano di realizzare gli accessori più belli, eleganti e particolari che un uomo di gusto possa desiderare.
Dalla grezza materia prima alla logistica, ogni fase è stata raccontata e spiegata nei minimi dettagli da Anthony Chevy, Directeur Industriel ST Dupont, che ringraziamo per la disponibilità e l’accuratezza delle informazioni che ha condiviso con noi.
Anthony è in azienda da oltre 27 anni e ha avuto modo di occuparsi di ogni fase produttiva, compresa quella di ricerca e sviluppo.


La Maison, negli ultimi anni, ha molto investito nella ricerca tecnica e tecnologica, appunto, inserendo nelle varie fasi produttive nuovi e più efficienti macchinari. Lo scopo è migliorare la qualità in tempi minori, in modo da poter realizzare tutte le altre fasi produttive, quelle più manuali, con maggiore cura e attenzione alla qualità. Già, perché in questo stabilimento l’intervento umano oltre ad essere presente in ogni singola fase, in alcune è addirittura unico e determinante, come vedremo in questo piccolo racconto.
Ed è qui che la tradizione di un marchio si esprime in tutta la sua ricchezza storica ed evocativa; nel come riesce a legare l’oggi allo ieri, l’evoluzione alla tradizione.
Ma torniamo al percorso di un ogni singolo oggetto ST Dupont. Penne e accendini partono dalla stessa materia prima, da barre di ottone lunghe 3 metri, cilindriche per gli strumenti da scrittura, squadrate per quelli da fumo.



Come si diceva, la strumentazione tecnologica all’avanguardia ha di molto diminuito i tempi di lavorazione di ogni singola fase. Ma, paradossalmente, in ST Dupont abbiamo più qualità (con tagli più complessi e dettagli maggiormente curati) e meno quantità (con lotti minori e più esclusivi).
Invariati, invece, gli altri processi, come quello, importante e affascinante, della laccatura.
ST Dupont ha inserito le operazioni di laccatura per i suoi prodotti nel 1935 e dopo 90 anni quasi tutto è rimasto invariato.
Prima di passare alla laccatura, ogni singolo oggetto, sia esso penna o accendino, viene lavorato con una texture particolare, incisa con motivi differenti secondo quello che si desidera realizzare. Queste texture servono a legare maggiormente la lacca all’accendino e talvolta ne determinano quelle sfumature che in alcuni esemplari possiamo ammirare a produzione finita.


Gli accendini richiedono dai 6 ai 20 strati di lacca cinese naturale (estratta dall’albero di lacca detto Rhus verniciflua), in tre tonalità (nera, trasparente e ambra), a cui vengono aggiunti dei pigmenti di colore. Ogni strato necessita dalle 12 alle 72 ore. In sintesi, per un accendino laccato servono da 1 a 2 settimane di lavoro. Perché questa fase, come potete vedere, rimane ancora rigorosamente manuale.
Le operazioni di laccatura ci sono state doviziosamente narrate da Yoann Viard, Maître laqueur di ST Dupont e insignito del titolo di Chevalier des arts et des lettres.




Una volta laccato e lucidato, l’accendino (o la penna) attraversa varie fasi come il bagno in oro (bianco, giallo e rosa), in palladio, in argento etc, che oltre a dare il colore finale serve per proteggere la cassa dall’ossidazione.

Dopo ogni operazione addetti accuratamente preparati controllano la qualità dell’oggetto. Ove si può porre rimedio c’è del personale preposto a correggere eventuali piccole imperfezioni. Ove invece l’errore, anche minimo, non è accettato per gli alti standard dell’azienda, segue un percorso di lavorazioni per estrarre la materia prima che sarà nuovamente lavorata. Da segnalare, infatti, che tutto l’ottone proveniente delle lavorazioni viene raccolto e immesso nuovamente nel ciclo produttivo, senza alcuno scarto.
Oltre al controllo qualità dell’involucro esterno, abbiamo visto anche quello relativo al funzionamento vero e proprio. Come i test sulle ricariche di inchiostro delle penne oppure le 20.000 accensioni che un accendino jet flame deve assicurare.

Colpisce davvero come ogni piccola fase di lavorazione sia seguita da una di controllo.
Per fare altri esempi, c’è un macchinario che pesa gli accendini caricati con il gas e li ripesa dopo un lungo lasso di tempo per assicurarsi che non vi sia alcuna dispersione. Così come un intero reparto che, rigorosamente con i guanti, provvede ad assemblare e a controllare passo passo ogni piccolo elemento. Ricordiamo che in un accendino possiamo trovare sino a 70 pezzi diversi mentre in una penna arrivano a una ventina.
E ogni persona completa dai 25 ai 30 accendini al giorno.

Nella nostra lunga ma appagante visita abbiamo visto anche il reparto riparazioni, con 3 giovani addetti, maestri nel far ritornare agli antichi splendori anche l’accendino più vissuto…
Il racconto di questa piacevole giornata potrebbe durare ancora a lungo, tali e tante sarebbero ancora le fasi da descrivere. Ma vi lasciamo in compagnia di un video che testimonia il controllo definitivo, quello del “cling”, il suono tipico di ST Dupont, che riunisce in sé tutta la storia, la cura e la maestria che la Maison conserva e trasmette dal 1872.
In conclusione, un sentito ringraziamento a Sarah Giordano, Brand Manager Italia e Malta, che ci ha accompagnato in questa visita, condivisa con alcuni dei migliori clienti ST Dupont del nostro Paese.


PS potevamo tralasciare qualche bellissimo esemplare, perlopiù tiratura limitata, di accendini che abbiamo ammirato durante la visita?




