Conversazione sul profumo – 1

A grande richiesta, è davvero il caso di dirlo, ripubblichiamo con la nuova grafica dei nostri trimestrali online quello che è stato a lungo il nostro articolo più letto. Una conversazione in tre parti tra due appassionati di profumeria classica maschile, Lorenzo Villa e Livius Brooller, nostro storico collaboratore. L’articolo fu originariamente messo online nel gennaio del 2011.

Con la collaborazione di Lorenzo Villa.

L.V.: Il mondo della profumeria artistica è vasto e variegato, affascinante e profondo. Un po’ come le emozioni della vita. Permettimi di iniziare con una domanda personale: quali essenze ti stanno vicino nella vita ?

L.B.: Ho peregrinato, negli anni, alla ricerca del profumo ideale, alla ricerca – cioè – di un’essenza che mi restituisse le emozioni, il calore e l’odore di un’idea, di un sogno, di un mondo vagheggiato e irraggiungibile. Tale è, secondo me, il “proprio” profumo: un’emozione che coglie l’olfatto, una “nostalgia” del naso, oppure una proiezione dei propri sensi in una dimensione ideale.

La mia ricerca è iniziata quando avevo un po’ più di venti anni e già subivo l’ineluttabile fascino del mondo anglosassone. Era inevitabile che mi orientassi verso le colonie inglesi, che cominciai a sperimentare in modo un po’ disordinato (Creed e Floris su tutte). Negli anni ‘90 il mio gusto si soffermò su una colonia che era appena uscita sul mercato, Raquets di Penhaligon’s. Note agrumate di testa, cedro e lavanda tra quelle di cuore, muschio, ambra e vetiver tra le note di fondo. Da allora rappresenta l’essenza della mia vita. Il difetto che ho riscontrato, soprattutto negli ultimi anni, è quello di una certa incostanza qualitativa. Capita, infatti, a volte, che in alcuni flaconi l’essenza sia eccessivamente diluita e, quindi, poco persistente, o, addirittura, sia del tutto differente da quella usuale (bellezza e disgrazia delle produzioni artigianali… anche se dubito che oramai questa colonia sia prodotta in modo veramente artigianale). Vi sono stati periodi di “tregua”, a volte veri e propri tradimenti. Essenze alle quali collego alcuni periodi della mia vita sono Bois du Portugal di Creed, 88 di Czech & Speake, Equipage di Hermes, Mr Taylor di Taylor (di cui ancora oggi uso la crema da barba, alternandola a quella tradizionale alla mandorla). Sempre e comunque, tuttavia, il ritorno a Raquets mi ha dato un senso di rassicurante tranquillità: ritrovare, in qualche cassetto del guardaroba, un vecchio pullover o una sciarpa ancora odorosi di quell’essenza ha un che di magico, risveglia i ricordi, ha il sapore (e l’odore) di ciò che sono e del cammino che ho compiuto, pur restando me stesso.

Negli ultimi anni, un’altra essenza alla quale concedo un posto importante nella toilette è la superclassica English Fern, di Penhaligon’s, che mi restituisce intatta la forza della tradizione anglosassone.

 

 

L.V.: La via del profumo è proprio un percorso entro noi stessi, le nostre emozioni, i nostri ricordi, il nostro vissuto sensoriale. Esisterà sempre un punto fisso olfattivo, un amore forte e sincero che verrà, di tanto in tanto, allentato da qualche “scappatella”, da qualche inaspettata scoperta.

Ebbi modo di saggiare un campione di Raquets Formula tempo addietro; classica impostazione Penhaligon’s ma non eccessivamente vicina al mio gusto. Di questa casa ho utilizzato per anni Blenheim Bouquet. L’incostanza del jus può dipendere da vari fattori: produzione (diciamo semi-artigianale, giacché oggi poche case compiono ancora tutto manualmente) ma anche trasporto, stoccaggio, stress di temperatura. In ogni caso più la produzione è piccola e limitata a pochi “batch” più la costanza del prodotto è in pericolo. Ma questo è un bene : il nostro sarto non cuce sempre alla stessa maniera!

Personalmente è da qualche tempo che rimango fedele ad essenze cuoiate-tabaccate come Royal English Leather di Creed. Un altro pezzo forte è Royal Scottish Lavander, sempre di Creed. Pare che voglia ricordare l’odore dei prati della tenuta di Balmoral.

Tempo addietro, durante una giornata al mare in quel di Forte dei Marmi, ho sentito un profumo di Santa Maria Novella che ho trovato sorprendente: Pot-Pourri. Al di là del nome bizzarro, ha un ché di alchemico e medioevale, diciamo “gotico”. Alquanto interessante.

La ricerca continua e solo il cielo sa se mai finirà.

 

L.B.: Blenheim Bouquet ha sempre evocato al mio olfatto il profumo dell’Inghilterra che più amiamo, la culla dell’homo elegans, la patria di uomini straordinari come Sir Winston Churchill, per il quale questa colonia fu creata ai primi del ‘900. Pur appartenendo alla famiglia dei Citrus come Raquets, non l’ho mai sentito veramente mio, anche perché il mio gusto mi indirizza maggiormente verso essenze più “talcate”. Negli ultimi anni, per esempio, ho apprezzato molto la colonia Panama di Boellis (oltre agli altri prodotti di questa casa).

Trovo anch’io interessante l’esperienza dell’Officina Santa Maria Novella, non foss’altro perché l’idea di fondo che ne anima le creazioni è proprio la voglia di restituire emozioni. Ricordo un’essenza intrigante che mi fu fatta annusare tempo fa da una gentile e graziosa commessa della dependance romana dell’Officina (in Corso Rinascimento, davanti a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica). Si trattava de “La Marescialla” e riprendeva una ricetta dei primi del ‘900 che Tomasi di Lampedusa, nel “Gattopardo”, fa indossare alla bella Angelica Sedara, se non sbaglio alla prima visita al palazzo del Principe di Salina. Ebbene, nella mia immaginazione, quel profumo sapeva della piccante, conturbante, ancora acerba, inequivocabile bellezza di Claudia Cardinale nel film di Visconti, sapeva di sole e di luce, sapeva di merletti e dei giovani sguardi ammiccanti degli stessi Tancredi e Angelica.

Se la nostra ricerca finisse, finirebbero questi ricordi, finirebbe la nostra capacità di trasfigurare un’essenza in un’idea o un ideale, sia esso di donna o di vita. Che essa continui, dunque, e che sia sempre così piacevole condividerne i risultati!

 

 

Una sala dell’ Officina di Santa Maria Novella, Firenze

 L.V.: Santa Maria Novella, a quanto è dato sapere, rimane una di quelle maison che lavora ancora con metodi artigianali e che coltiva direttamente molte delle piante e delle essenze che utilizza nei suoi preparati. In ogni caso, al di là dell’inclinazione personale, molti dei loro profumi brillano per originalità e capacità evocativa. Qualche estate fa comprai un flacone della loro Acqua di Cuba e ti posso assicurare che il rimando all’isola caraibica, al sapore dell’avana, era tangibile e preciso; mi pareva di entrare in una taverna sorseggiando un mohjito… Intenso, pungente, antico, insomma il ricordo di una parte dei nostri piaceri.

Di Panama 1924 di Boellis ho utilizzato un sapone da barba nell’estate 2006. Non male come fragranza ma non paragonabile ad una crema di  Taylor o Trumper.

Hai mai provato qualche essenza di Trumper ? Ottima, ed intellettuale come la definisce Giancarlo Maresca, Spanish Leather Cologne. Niente male anche Eucris, il jus che troneggiava in “Una cascata di diamanti” nel bagno del nostro segretissimo agente. Il primo è un cuoiato leggero e terroso, il secondo è un chyprè inteso e pungente con pepe e mirtillo selvatico.

E’ sorprendente notare quanto si può parlare di profumi. Legato a doppio filo alla vanità, inesistente come il testo di un libro, il mondo del profumo ha l’irriproducibile forza della sensazione e come tale è mezzo per veicolare l’emozione. La loro presenza è più importante di quanto non tendiamo a pensare.

 

 

L.B.: Di Trumper ho provato molto tempo fa il West Indian Extract of Lime, fresco, agrumato ma sicuramente non memorabile per i miei gusti.

Ti propongo un salto in terra francese. Apprezzo molto la storia e la filosofia di Diptique e anche l’attenzione e la cautela riservate a ciascuna uscita sul mercato (le prime fragranze sono distanziate di svariati anni). Uso spesso, in estate, specie per profumare la biancheria, le saponette di Oyedo, delicata e ultramediterranea esaltazione di agrumi e timo. Straordinaria anche la resa delle candele. Che ne pensi?

 

L.V.: Con Dipyque ho un rapporto strano : mi ha sempre intrigato l’Eau de Trois ma non sono mai riuscito ad esserne così convinto da effettuare il passo dell’acquisto. Le candele sono ottime e, a differenza di quasi tutte le altre, emanano una profumazione davvero naturale e originale; ho una “Myrrhe” nel mio ufficio da accendere un paio di volte al mese, magari al sabato mattina quando non c’è nessuno. M’ispira e mi aiuta la concentrazione.

Tempo fa, in compagnia di un carissimo amico, Andrea Rizzoli, ero a fare due passi per Bologna – i nostri soliti giri per artigiani – e mi sono imbattuto nella bella profumeria Naldi. Ho sentito 88 di Czech&Speake e ti confesso che mi ha colpito con la sua scuola inglese resa ambivalente e briosa dalla rosa bulgara e dal geranio. So che tu l’hai usata; cosa ne pensi?

Stamani, dopo la consueta aspersione di Royal English Leather di Creed, riflettevo sulla mia totale avversione verso la nuova scuola della maison. Da Green Irish Tweed a Original Vetiver, passando per Tabarome M. e Himalaya, non riesco a trovare nulla di veramente interessante e profondo. Tutti simili e tutti con la stessa matrice di base. E’ un peccato perdersi su questi binari, ben lontani da altri capolavori che hanno scritto la storia olfattiva degli ultimi due secoli.

 

L.B.: 88 di Czech&Speake ha un fascino speciale. E’ uno dei pochissimi profumi che, a mio parere, negli ultimi anni abbia detto qualcosa di veramente nuovo. Incredibile la sua complessità, sterminate le sfumature olfattive, potente la sua persistenza. Quest’ultima caratteristica è forse la sua nota dolente. E’ un profumo che si impone, che facilmente è “sopra le righe”. Insomma, un profumo che, per la sua invadenza, per il suo essere tutto meno che discreto, mi sembra nel complesso poco elegante!  Personalmente, pur apprezzandone i sentori di “fresco” e di “pulito” che caratterizzano molte colonie inglesi, ho deciso di abbandonarlo non sentendomi in armonia con la sua natura estroversa e ingombrante.

 

L.V.: Sarò sincero, 88 di Czech&Speake è stato un colpo di fulmine, un innamoramento profondo. Concordo con quanto da te espresso in proposito, tuttavia la mia pelle ha l’abitudine di “mangiare” ogni profumo e di abbassare quindi la sua potenza. Ecco che 88 diviene più morbido, meno persistente, anzi quasi discreto. La sua splendida e poderosa rosa bulgara, il suo geranio, il suo substrato di vetiver, danzano in mille, caleidoscopiche, sfumature d’ombra e luce, forza e contegno. E’ un grande profumo, dalla forte personalità e dalla scena ambivalente. Dannato e santo.

Ti lancio un altro nome, così per giocare : Knize Ten. Lo hai mai provato? Dopo un periodo di grande infatuazione mi è un po’ giunto a noia. Quella nota di trementina mi sottrae subito la piacevolezza dell’evoluzione. In ogni caso una pietra miliare della profumeria maschile.

 

 

L.B.: Mi ha sempre affascinato la storia di Knize Ten, la sobrietà e l’eleganza della sua veste,  la potenza evocativa che la storia stessa di questo profumo reca in sé, essendo stato amato da moltissimi uomini illustri e avendo segnato indelebilmente parte della vita elegante del ‘900. Ne ho sempre apprezzato, inoltre, il carattere fortemente virile, forse esaltato dalle note legnose e cuoiate. Ahimè, non sono mai riuscito a fargli fare un buon matrimonio con la mia pelle, che ne restituisce sistematicamente i sentori agrumati, disperdendo o alterando, invece, gli elementi che contribuiscono a farne, in astratto, un grande profumo.

A proposito di note cuoiate e, per assonanza, di sentori di tabacco, il cuore mi rimanda il nome di Tabac blond, fragranza degli anni ’20 che non ho mai annusato e che inseguo da tempo: mi dicono sia ancora reperibile presso Caron di Parigi. Guarda caso, fu il profumo preferito da Totò.

Sempre in tema di note tabaccate, mi piacerebbe conoscere il tuo giudizio su Equipage di Hermès, profumo che uso spesso e che considero un vero capolavoro del grande Guy Robert (hai letto il suo ‘Le sens du parfum’?).

 

 

 

 

L.V.: Tabac Blond è una chimera della profumeria, un mito che sopravvive a sé stesso. Non ho mai avuto il privilegio di sentirlo, d’altra parte è pressoché irreperibile a livello mondiale. Caron lo propone solo a Parigi e solo nel suo negozio. Non so dirti se su ordinazione o pronto. Prima o poi un’annusata dobbiamo dargliela…

Ti confesso che non ho mai legato molto con i profumi Hermès. Equipage è una grande classico ma non ha mai trovato un posto tra i “miei” profumi. L’insieme, da principio, può essere interessante ma poi c’è qualche nota floreale che non mi convince, che mi lascia indisposto. E’ probabile che sia la mia pelle; in ogni caso un jus d’indubbio fascino.

Parlavamo di Creed recenti. L’unico che non mi dispiace è Tabarome Millesimé. Cosa ne pensi ?

Se eliminassero un po’ di zenzero sarebbe un grande profumo.

 

 

L.B.: Tabarome Millesime, come tutti i millesimati di Creed, presenta un indubitabile fascino, che deriva probabilmente dalla forte caratterizzazione di questi prodotti come esclusivi, dalla singolarità della loro presentazione e dalla elevatissima complessità realizzativa. Nel complesso, però, c’è qualcosa che non mi convince. Forse la voglia di stupire ad ogni costo con accostamenti insoliti, forse l’eccessivo tono evocativo, forse i richiami enfatici alla personalità del loro destinatario ideale.

Tabarome è effettivamente insolito nella composizione e, per i miei gusti, eccessivamente agrumato nelle note di testa e poco complesso in quelle di fondo. Questa è l’impressione che mi fece quando lo provai, scartandolo, poi, dal novero dei profumi che avrebbero trovato posto nel mio bagno.

Se il ginger del Millesime è eccessivo per i tuoi gusti, Ti suggerirei di provare il Tabarome Original, creato nel 1875, le cui note di testa presentano unicamente bergamotto e limone. Rispetto al Millesime, nelle note di cuore i chiodi di garofano si sostituiscono al gelsomino, attribuendo alla fragranza un carattere più speziato. Nelle note di fondo, poi, il musk e il the verde cedono il posto a cuoio, ambra grigia e fave di Tonka. Complessivamente, mi sembra un profumo dotato di carattere più netto, maggiore personalità. Decisamente più virile.

Vogliamo parlare un po’ di lavanda? In ogni angolo del mio bagno c’è qualcosa che ne richiama l’essenza o quanto meno il colore. Le mie saponette sono quasi sempre alla lavanda (Taylor o Yardley), il doccia schiuma è Pour un homme di Caron o Lavender di Crabtree & Evelyn, dalla vetrina dell’armadio dei profumi occhieggiano, un po’ in seconda fila, alcuni flaconi di colonia Yardley alla lavanda, che in verità non uso mai (giusto il fascino di vederli presenti…).

Che ne pensi?…

 

Livius Brooller
Livius Brooller
stilemaschile1@gmail.com

É lo pseudonimo di uno storico collaboratore di Stilemaschile, appas- sionato studioso dell’eleganza classica, amante del buon gusto e del gusto del buono, cultore dei piaceri legati all’immaginario virile, fumatore irriducibile di sigari e pipa, gourmet difficile a redimersi. Risiede a Roma, città dove «alterna l’indagine e la rima, opra in disparte, sorride, e meglio aspetta. E vive».

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