Profeta della Luce indivisa-2

 

Seconda Parte (per leggere la prima parte cliccare qui)

Quello che veramente ami rimane

il resto è scorie

quello che veramente ami non ti sarà strappato

quello che veramente ami è la tua vera eredità”.

  1. Pound, Cantos, LXXXI

 

Impero Celeste

 “Pound è l’inventore della poesia cinese per la nostra epoca” (T. S. Eliot). La scoperta dell’Oriente avviene molto presto. Nel 1913 la vedova del sinologo e yamatologo Ernest Fenollosa affida al poeta americano i manoscritti inediti del marito. Uno in particolare, intitolato The Chinese Written Character as a Medium for Poetry, lo conquista. Un paio d’anni dopo scriverà: “E’ probabile che questo secolo trovi nella Cina una nuova Grecia. Intanto abbiamo scoperto una nuova scala di valori”. Pound cura nel 1915 la pubblicazione di una raccolta delle poesie di Li Tai-po (700-762), Cathay, e vent’anni più tardi il saggio di Fenollosa sugli ideogrammi cinesi, corredandolo di una breve Introduzione e di alcune “Notes by a Very Ignorant Man”. Ma è nel “Grande Insegnamento” o “Studio Integrale” (Ta Hio, 1928) che sboccia il fiore dei Cantos. Un testo prodotto della scuola di Confucio dopo la morte del Maestro. Qui “la moralità assume funzione cosmica, in quanto l’uomo opera la trasformazione del mondo e continua, quindi, nella società, il compito creativo del Cielo” (Pio Filippani-Ronconi). Per Confucio, la decadenza della società umana è dovuta al venir meno della corrispondenza tra le cose ed i nomi (ming), che normalmente definiscono l’insieme dei caratteri di una data realtà, oppure indicano una funzione morale o politica. Una efficace riforma della società deve quindi partire da quell’atto di restaurazione dell’armonia che è la “rettifica dei nomi”. Lezioni cinesi. Cheng Ming (o solo Cheng): Parola Giusta (cheng=giusto; ming=nome). Pound traduce con un neologismo di suo conio, “ortologia”, e chiama “economia ortologica” una scienza economica basata sulla precisione terminologica. La rettificazione dei nomi, come la necessaria coincidenza tra parola e fatto, è la chiave di tutto il pensiero confuciano. La conoscenza umana, infatti, può fondarsi su qualcosa di inequivocabile soltanto se i nomi corrispondono agli oggetti cui si riferiscono. Solo allora la conoscenza potrà garantirà l’ordine sociale, in accordo con le leggi della natura. Le parole non suono rumore, concerto insignificante, ma suoni, luce. La “resa” poetica al potere della parola inaudita. Con la rettificazione si consegue l’ordine=aderenza alla legge dell’armonia. “Se i nomi non vengono rettificati, le parole non sono in accordo con la realtà delle cose; se le parole non sono in accordo con la realtà delle cose, gli affari non possono essere portati a compimento; se gli affari non sono portati a compimento, i riti e la musica non vengono coltivati; se i riti e la musica non vengono coltivati, le punizioni non vengono assegnate nel modo giusto; se le punizioni non vengono assegnate nel modo giusto, il popolo non sa come muovere le mani ed i piedi. Perciò il saggio nomina solo ciò di cui può parlare, parla solo di ciò che sa fare: nelle parole del saggio non ci può essere nulla di inesatto” (“Dialoghi”, XIII, 3). L’anima della civiltà cinese diventa nell’opera di Pound uno specchio per l’Europa moderna. Logiche corrispondenze. Il popolo saprà sempre come comportarsi, se educato all’osservanza dei riti e alla musica. E i Cantos sono uno spartito cosmico, un rito sempre possibile perché la luce disponga in ordine i segni. La percezione del mondo come circolazione della Luce.

 

Corrispondenze Repubblicane

Nel 1917 Pound comincia a maturare l’idea che i poeti non possono evitare il confronto con il mondo esterno: <Fondamentalmente non  mi importa nulla dal punto di vista ‘politico’, mi importa soltanto la civiltà>. Non esita a schierarsi con l’Italia di Mussolini senza per questo tradire il suo paese. Quando gli Usa entrano in guerra nel 1941 Pound tenta di tornare in patria ma non gli viene concesso il visto. Continua allora la sua battaglia contro l’“usurocrazia”, mai venendo meno ai suoi doveri di cittadino statunitense. La sua attività pubblicistica e radiofonica prosegue anche dopo l’8 settembre. Aderisce alla RSI e scrive su numerosi periodici come Il popolo di Alessandria e Marina repubblicana, dove appaiono per la prima volta i Canti LXXII e LXXIII, gli unici scritti direttamente in italiano. Negli Usa viene aperto un procedimento contro di lui per alto tradimento. Pound dirà: “Il tradimento è alla Casa Bianca”. Il 3 maggio 1945 viene “catturato”da due partigiani armati di mitra.

 

Antifascismo

 Reso furente dalla “percezione”, Pound aspirava al paradiso sulla terra. Visioni dantesche. Amante e nemico della sua stessa patria, inveiva contro l’oro. I finanzieri di Wall Street, in larga parte ebrei. Antisemita, dicono. Quando “i suoi più cari amici erano appunto ebrei ─ Aldo Camerino, Giorgio Levi, Manlio Torquato Dazzi e tanti altri…”, lo difende la figlia, Mary de Rachewiltz. “Va considerato che Pound era un poeta, e quando un poeta si arrabbia pronuncia frasi terribili…”. Pound riteneva di aver esercitato un «diritto alla protesta» sancito dalla Costituzione americana, che voleva salvare con la cultura d’Europa». Non rinnegò mai se stesso o la convinzione che il fascismo, allora, andasse bene in Italia. Era stato il primo a vedere il dramma, sociale e culturale, a cui avrebbe condotto un’economia nemica dell’uomo: “È dovere di ognuno tentare di immaginare un’economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente”». Da una lettera di Lina Caico, una sua amica antifascista: “Caro Ez, mi dicono che siete stato arrestato per aver parlato bene del fascismo nei vostri scritti. Ma in una libera democrazia (…) potete pensare e dire quello che volete, purché non dite menzogne, non ingiuriate, non calunniate, non fate male a nessuno, non vi servite della politica per arricchire. Voi non avete mai fatto nulla di questo, siete una coscienza limpida e dignitosa, un gentleman”. <Nei suoi ultimi dieci anni di vita ─ conclude Mary ─ non parlò più con nessuno, e con noi familiari appena il necessario>.

Chi tace è innocente.

Formica solitaria

 I Canti pisani, la sezione più lunga del poema, composti in una prigione. Alcune settimane di inumano trattamento. Poi, il capolavoro. Su tutto: la convinzione che non vi può essere distacco fra il momento esistenziale e quello politico: “L’ordine civico nasce dall’ordine etico”. Onore, buon governo, necessità di credere alla risurrezione della patria. “La filosofia di un uomo si dimostra più dalle sue azioni che dalle sue parole”. Attivista infaticabile, lavora in preda alla mania. Come se, ma è un eccesso di esitazione, con le parole si giocasse, il destino del mondo. Pound non è mai stato fascista, se questa è la fede dei distruttori. Disperato, forse. Mentre inglesi e americani bombardavano sistematicamente e senza senso le più belle città d’Italia e il tempio di Sigismondo a Rimini, “il Babbo continuava a tradurre sistematicamente Mencio e Confucio”. Il ricordo è della figlia Mary, erede della magia del Padre. Due episodi di attualità. Eterni, due canti in italiano. La distruzione del tempio malatestiano e l’“eroina di Rimini”. Il 26 aprile la divisione statunitense Buffalo costituita interamente da militari negri è a Rapallo ad una trentina di Km da Genova. Ma Pound viene preso nella sua casa di Sant’Ambrogio da due militari italiani armati di mitra. Stava traducendo Confucio. E viene da ridere: “Sta ben saldo nel mezzo del turbine”. Il canile: “Seguici traditore!”. Pound si infila in tasca il testo di Confucio e un dizionario cinese. L’8 maggio Edd Johnson lo intervista e il giorno dopo su Philadelphia Record e Chicago Sun si legge: “Pound accusato di tradimento definisce Hitler un santo, un martire”. Un dispaccio di Washington: “Non concedere trattamenti preferenziali”. Ez viene portato in Maremma, in un campo di addestramento disciplinare, a nord di Pisa lungo la strada per Viareggio, nella località di Metato. Campo di disciplina per i militari americani: soldati indisciplinati, lavativi, ma anche disertori e colpevoli di ogni violenza: dallo stupro alla poesia. Carcere durissimo. Filo spinato, elettrizzato, torrette di guardia. Per i più pericolosi gabbie di legno con sbarre di metallo o scatoloni di cemento. Nel pomeriggio del ’24, dopo essere stato rivestito delle uniforme dei prigionieri, Pound viene rinchiuso in una gabbia appositamente rinforzata, due metri per due. Con lui il testo di Confucio, il dizionario cinese ed una Bibbia. Vietato parlare. Pensava di restare qualche giorno, saranno 6 mesi. Ne esce solo la sera del 16 novembre per essere trasportato all’aeroporto di Ciampino e arrivare a Washington il 18. Compie 60 anni il 30 ottobre. Pound era tenuto sotto stretta sorveglianza 24 ore su 24 e di notte i riflettori gli venivano puntati addosso. Sul cemento bruciato dal sole, bagnato dalla pioggia, faceva i suoi bisogni in un secchio. Gli era stato infatti negato di ripararsi in una piccola tenda canadese, come per i prigionieri nelle altre gabbie. Sempre visibile, controllato. Avrebbe potuto suicidarsi. Leggeva Confucio, o guardava la distesa di campi lungo la strada Pisa-Viareggio. Dormiva poco. Alla fine gli consentirono di usare una tenda all’interno di quella che alcuni anni dopo definì “una gabbia da gorilla”. <Gabbia di filo spinato, gabbia speciale fatta di sbarre; le gabbie non avevano filo spinato erano all’interno di numerosi steccati fatti di filo spinato; le file di gabbie all’interno dell’area di punizione definite ‘CELLE DELLA MORTE’>. Così le descrisse a Peter Whingham in una lettera del 1953 dal manicomio criminale di St Elizabeth. Cosa fa un poeta in gabbia? boxe e scherma contro nemici immaginari. Dimagrisce visibilmente, mentre osserva ciò che lo circonda. Un giorno si accorge degli spunzoni delle sbarre di metallo che non erano stati eliminati nella fretta di rinforzare la gabbia: <La solitudine della morte piombò su di me (alle tre del pomeriggio per un istante)>. Soffre di vertigini, provato da vuoti mentali, solo ossa e occhi infiammati. Il 14-15 giugno due psichiatri lo sottopongono a visita medica e redigono un rapporto preoccupante sul suo stato di salute. Pound viene trasferito nel reparto medico del campo con una tenda. Si procura un manico di scopa che sostituisce il suo vecchio bastone lasciato a Roma nel settembre 1943. Riposa e si cura gli occhi. Qualche razione di cibo in più, cammina per tenersi in forma. Nuova visita psichiatrica il 17 luglio. Il referto contiene la raccomandazione di farlo leggere di più per garantire la sua ‘salute mentale’. La medicina è ironica. Trova una matita e carta militare, una cassa da imballaggio funge da tavolo. Il comandante del campo gli concede di usare una macchina da scrivere. In cambio Pound si mette a disposizione per aiutare i soldati prigionieri analfabeti a scrivere le loro lettere a casa. Bellezza e orrore. La sera suona la ritirata e comincia il ticchettio della Remington accompagnato dal suo canticchiare. Per ore: musica da campo. Compone così gli undici Canti Pisani, dal LXXIV all’LXXXIV, in tre mesi, sino all’ottobre 1945. Ma prima di redigerli a macchina li ha scritti su un taccuino dell’esercito che usava in senso orizzontale o su fogli di lettere per posta aerea. Alcuni, come l’inizio canto LXXIV, appuntati su due fogli di carta igienica. Incipit LXXIV: <Per il tragico sogno e curva le spalle del bifolco Mani nella concia. Mani impagliato! Così Ben e Claretta a Milano, pei calcagni a Milano>. I versi battuti a macchina venivano poi sottoposti al censore del campo, e Dio solo sa cosa ci ha capito. I Pisan Cantos vengono pubblicati nel 1948. Ricordi magmatici, citazioni, riferimenti mitici e molta Toscana. Dal punto di vista privilegiato del Disciplinary Training Center. Le sbarre trasfigurano il paesaggio: i Monti di Carrara sono “i seni di Elena”. Omero e Confucio i punti di riferimento, mentre “10.000 pali a forma di forca reggono il filo spinato”. Cubo di cemento e ferro di 1,80 per 1,90. La natura, gli esseri viventi che passano lungo la strada tra Pisa e Viareggio, il cielo, la piattaforma della gabbia, il terreno in basso. Visite di amici: “Una lucertola mi sostenne” – “Benvenuto mio grillo” – “Frate Vespa”. Scrive, “di polvere in polvere”. Le nuvole di Pisa: “Da tutta questa bellezza qualcosa deve uscire”. Infine arriva il momento del ritorno in patria e per la prima volta Pound prende l’ereo. La visione del cielo lo riempie di gioia. Il 18 novembre sbarca all’aeroporto di Washington D. C. Il processo del secolo non c’è. Viene  rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale di St. Elizabeth. Uno dei versi più famosi dei Canti Pisani, LXXVI: FORMICA SOLITARIA DA UN FORMICAIO DISTRUTTO DALLE ROVINE D’EUROPA, EGO SCRIPTOR.

 

“Uomini siate, non distruttori”

 È la frase finale della sezione di “Stesure e frammenti”, che conclude I Cantos. Dopo il paradiso dei Thrones, dove sono rappresentati coloro che hanno saputo esercitare con amore e giustizia le loro responsabilità, arrivano i frammenti in cui “il silenzio sta per impadronirsi del poeta e la stessa tecnica scheggia una impronunciabile preghiera” (Mary de Rachewiltz). Il Libro, o la vita forse, finisce. <L’opera d’arte che più ‘vale la spesa’ è l’opera che richiederebbe un centinaio di opere di qualsiasi altro genere d’arte, per spiegarla>. Un consiglio: <Quando non capite, lasciatelo stare> (Guida alla cultura). Tornato in Italia dopo la lunga detenzione in manicomio criminale senza essere processato perché ritenuto non in grado di intendere né di volere, Pound riprende la sua attività di poeta. A chi gli chiede come si è trovato in manicomio risponde: <Piuttosto male. Ma in quale altro posto si poteva vivere in America?>.

Congedo

             I Cantos sono inseparabili dalla sconfitta che comunicano.

<I am noman my name is noman>. È con questo nome che ci riconosceremo.

La prossima guerra, infatti, sarà tra chi aspetta che la Parola torni in noi e chi l’ha già uccisa sulle sue labbra. Perché la sola libertà che abbiamo è chiamare le cose con il loro nome.

Alessio de Giglio
Alessio de Giglio
alessiodegiglio@stilemaschile.it

Laureato in Filosofia e Storia della Filosofia. membro della Scuola Romana di Filosofia Politica, ricercatore della Fondazione Julius Evola e studioso dell’Avanguardia culturale del novecento europeo. Collabora con Edizioni Mediterranee e svolge attività di saggista e pubblicista su testate politologiche e siti online.

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