Un mito confezionato

Avvertenza per la lettura del testo

La ricerca, oramai ultradecennale, che conduco sui capi di abbigliamento di confezione utilizzati dall’Avvocato è principalmente uno studio fotografico. Non esistono, infatti, fonti di informazioni certe, nessuno ha mai pubblicato materiale che possa far identificare con certezza assoluta la provenienza di certi capi o il perché certi marchi venissero preferiti ad altri. Il mito Agnelli è fatto principalmente di storie e aneddoti spesso completamente falsi, raccontati da sedicenti personaggi che ricercano l’interesse privato. Infinita la lista di produttori ed artigiani che vantano fantomatiche forniture all’Avvocato, sempre senza uno straccio di prova tangibile e inequivocabile. Risulta, pertanto, molto difficile risalire alla verità. Tuttavia l’immensa mole di fotografie ritraenti l’Avvocato consente di capire e ricostruire quasi tutto il guardaroba commerciale di Agnelli; internet ha inoltre permesso ai tanti appassionati di scambiare informazioni e dunque di sollevare quella nebbia fatta di fandonie e leggende metropolitane che avvolge da sempre il suo mito. La ricerca è quanto mai viva, pertanto quanti, leggendo questo mio scritto, rinvenissero irregolarità, inesattezze e mancanze sono pregati di notificare il tutto alla redazione, così che il mio lavoro diventi il lavoro di tutti e che la ricerca si espanda il più possibile.

 

Nel pantheon dei grandi dell’eleganza maschile Gianni Agnelli occupa un posto molto particolare. Egli, infatti, oltre ad aver fatto cucire centinaia di abiti dai migliori sarti del mondo, fece uso di abiti di confezione per tutta la vita. Agnelli utilizzò l’abbigliamento di confezione in situazioni informali e sportive, ma anche in situazioni formali codificate: leggendario il piumino sullo smoking. In barca, al campo di allenamento della Juve, in montagna, l’Avvocato fece grande utilizzo di sportswear di vario tipo, principalmente pantaloni in tela jeans, polo di cotone, camice in jeans e piumini. Il marchio classico con cui si identifica l’immagine dell’avvocato Gianni Agnelli è senz’altro quella dei magazzini Brooks Brothers di New York. È risaputo che gli intraprendenti fratelli Brooks furono gli inventori della cosiddetta camicia button down, tipologia di collo conosciuta anche come polo collar.

Durante la prima parte della sua vita Agnelli utilizza classiche camicie con collo alla francese e polsino a taglio angolare. Il fornitore di fiducia è Finollo, nota ditta di Genova. Vi sono fotografie che ritraggono l’Avvocato con la classica camicia di Oxford azzurro e le cifre, queste ultime presenti in basso a sinistra vicino alla cinta, sono ricamate esclusivamente sulle camicie su misura cucite dal camiciaio artigiano. A un certo punto della sua vita, circa alla metà degli anni Settanta, Agnelli inizia ad essere fotografato con camicie azzurre o bianche con collo button down e con le vele rigorosamente sbottonate. È facilmente deducibile da un’analisi anche superficiale del materiale fotografico che dette camicie sono confezionate e non fatte su misura. Da una semplice comparazione col prodotto disponibile nei negozi è facile capire l’origine di queste camicie: proprio Brooks Brothers. Le piegoline al polso, la forma della pistagna, il taglio della tasca e la cucitura delle asole rendono il prodotto immediatamente riconoscibile. Il perché Agnelli decise questo drastico cambiamento è davvero un mistero. Non esiste evidenza fotografica di camicie con righe o quadri. Questa scelta così netta e definitiva non si ripete con altri capi di abbigliamento. Un altro elemento altamente distintivo dello stile Agnelli sono le scarpe. A causa del noto incidente in costa azzurra l’Avvocato sarà costretto per tutta la vita ad indossare calzature ortopediche e tutori quanto mai ingombranti e visibili. Tuttavia la potenza del personaggio è proprio quella di trasformare quello che per tutti sarebbe stata una condanna all’ineleganza, nella glorificazione di uno stile unico. I famosi scarponcini di camoscio erano fatti da un artigiano sconosciuto e negli anni non cambieranno quasi mai di foggia. Sono essenzialmente di due tipi: quelli color testa di moro a polacchino che Agnelli utilizza con gli abiti del sarto, e quelli chiari senza tacco che utilizza nei momenti sportivi. Diego della Valle deve molta della sua fortuna iniziale proprio a queste scarpe. Grazie all’intervento di Luca di Montezemolo, l’imprenditore marchigiano riuscirà a creare la leggenda metropolitana che vuole Agnelli come utilizzatore di calzature Tod’s. Naturalmente l’Avvocato non indosserà mai scarpe Tod’s o simili. Degno di analisi è il fatto che Agnelli non si curava delle sue scarpe ortopediche. Vi è un enorme quantitativo di foto che lo ritraggono con scarponcini in camoscio molto lisi e talvolta anche sporchi. Molto spesso lo stesso paio di scarponi è presente in foto scattate in periodi diversi, evidenza che un paio di calzature veniva utilizzato molto e fino all’usura palese. In estate utilizza mocassini del tipo car shoes fatti dalla ditta Miserocchi, cui applicava sul tacco (sopra i gommini!) un ferro di cavallo di gomma, per rialzare il tallone.

I jeans sono un elemento tipico dell’Agnelli sportivo. Essi sono sempre presenti quando l’Avvocato si trova in barca, al campo sportivo o allo stadio. A partire dagli anni Settanta varie tipologie di taglio e materiali si susseguiranno: dapprima jeans anche molto stretti in puro stile anni Settanta abbinati a camice sempre in jeans, poi tagli più ampi e la scelta quasi costante di Levi’s modello 501. Questi ultimi accompagneranno l’Avvocato fino alla fine. Curiosissime le foto in cui Agnelli appare con jeans che mostrano segni di orlature multiple. Le inconfondibili righe bianche al fondo del pantalone indicano che lo stesso è stato allungato e ricucito in almeno due riprese: davvero inspiegabile il motivo di questa scelta! Sembra quasi che Agnelli utilizzasse jeans usati…! È proprio sui jeans che è possibile osservare una caratteristica fondamentale della maniera in cui Agnelli sceglie il suo abbigliamento confezionato. Non vi è una particolare ricerca. I capi sono sempre di fattura generica, non vi sono materiali particolari, serie limitate. I jeans sono sempre di marche e modelli tranquillamente reperibili presso la grande distribuzione. Esempio lampante la foto in cui Agnelli indossa un jeans della Marlboro Classics, una marca popolare. Tuttavia questo gigante è talmente sicuro di sé da poter prescindere totalmente da ciò che indossa. Anche le camicie di jeans sono sempre di confezione e di marche americane, prima fra tutte la Levi’s. Il fatto di indossare capi originariamente intesi per l’uso in lavori pesanti e manuali è tipico di Agnelli, quasi a voler esorcizzare e distanziarsi dalla realtà di immenso privilegio in cui viveva.

Altro capo legato indissolubilmente allo stile unico dell’Avvocato è il cosiddetto piumino. I giacconi sportivi con interno in piuma d’oca vengono utilizzati da Agnelli in moltissime situazioni. Egli ne sdoganerà l’utilizzo anche in città e al lavoro, fino al punto da indossare un gilet di piumino sopra allo smoking. Non vi è evidenza di marchi preferiti, spesso i capi non hanno logo. Il modello preferito è quello a gilet in tessuto blu. Quanto mai iconica l’immagine di Agnelli che si erge al timone di Extra beat con indosso il suo fido gilet di piumino e i Levi’s 501. La passione per il piumino comincia negli anni Settanta quando cominciano ad apparire foto che ritraggono Agnelli con piumini anche di disegno ardito. Molto particolare quello indossato durante una gara di Formula Uno, con collo a camicia molto grande, ricoperto di un tessuto a quadretti. Caso rarissimo, il piumino della foto in questione ha un logo ben visibile, quello della defunta ditta americana Liberty Bell (ringrazio il professor Arcangelo Nocera per questa preziosa segnalazione). Proseguendo nell’indagine sulla provenienza dei piumini, esiste evidenza fotografica che almeno uno dei famosi gilet da barca in piumino fosse prodotto dalla veleria italoamericana Murphy & Nye. Famoso anche il trench coat avana con imbottitura in piuma che Agnelli sfoggia negli ultimi anni della sua vita: questo capo è indossato sia con gli abiti classici che con i jeans. Sempre coerente con la sua mentalità, il trench in piumino è prodotto dalla ditta americana Head, anch’essa molto popolare. Agnelli era anche un grandissimo sciatore e amava molto la montagna, e questo suo amore si estende chiaramente anche ai capi tecnici che egli utilizza spesso. La passione per questi abiti è così forte che egli li indossa anche in città, consegnandoli definitivamente all’immaginario collettivo. Come negli anni Trenta del secolo scorso il tweed fu “importato” in città dal Duca di Windsor, così Agnelli introduce all’uso cittadino capi un tempo relegati all’uso in alta montagna o sulle barche a vela. Da buon piemontese l’Avvocato sapeva difendersi dal freddo. Una sua passione erano i maglioni in cashmere spesso abbinati ai jeans e alle camice BB bianche. Anche qui è impossibile risalire ai marchi preferiti dall’Avvocato: una leggenda metropolitana, impossibile da verificare, vuole che i maglioni in cashmere pesante fossero prodotti della ditta Bracceschi di Umbertide. Spesso Agnelli utilizzava cardigan pesanti sotto le giacche degli abiti doppio petto. Per evitare che il cardigan si vedesse egli lo portava aperto, se ne deduceva la presenza solo dai polsi. Indimenticabile la soluzione di portare la cravatta sopra il maglione!

Altra passione sportiva sono le polo. Le polo sono quasi sempre a manica lunga e spesso hanno i polsi a camicia. La caratteristica di questi capi è quella di non avere mai un logo visibile, per cui è praticamente impossibile risalire ai produttori originali. Vi sono varie speculazioni su quali marchi preferisse l’Avvocato, forse Brooks Brothers come per le camicie o forse Ralph Lauren. Lo stilista americano in un’intervista disse che aveva riconosciuto alcuni suoi capi in alcune foto dell’avvocato: tutto è possibile. Esiste tuttavia una foto di Agnelli nel box Ferrari con indosso una polo blu scuro che presenta un logo FAY, il noto marchio appartenente alla galassia di Diego della Valle. Le polo sono state forse il primo capo di abbigliamento confezionato a entrare nel guardaroba di Agnelli. Prima delle camicie Brooks Brothers e prima dei jeans, Agnelli utilizzava polo a camicia di cotone piqué in abbinamento ai pantaloni del sarto già negli anni Sessanta, come testimoniano le famose foto scattate a Capri in compagnia di Jackie Kennedy. La passione per lo sportswear di origine americana si può far risalire alle frequentazioni giovanili di Agnelli: questi era di casa a New York e frequentava tutta l’alta borghesia del luogo, persone che passavano i loro weekend a Cape Code indossando capi come polo e chinos. Queste frequentazioni probabilmente influenzarono Agnelli al punto che questi partirà da quello stile WASP per sviluppare la sua unica interpretazione del vestire sportivo elegante.

In definitiva, lo studio dell’abbigliamento confezionato utilizzato da Agnelli è quanto mai complesso, ma rivela un concetto semplice. Egli non ricercava capi esclusivi, semplicemente esprimeva il suo stile innato ed unico con capi spesso modesti e semplici, reperibili da chiunque. I suoi colori erano il blu, il bianco, i suoi tessuti il cotone e la tela jeans, la lana pesante e il nylon dei capi tecnici. La sua figura di uomo immensamente elegante trascende i suoi capi, il suo immenso potere sia economico che politico obliterava ogni altra cosa e lo rendeva unico. Con buona pace degli abiti indossati.

 

 

 

Paolo Tarulli
Paolo Tarulli
stilemaschile7@gmail.com

Alcune esperienza lavorative in Inghilterra gli hanno permesso di approfondire il mondo dell'eleganza british. Dopo oltre un decennio londinese, torna a Roma dove si occupa prima di oggetti di lusso e poi di autonoleggio di macchine esclusive.

1 Comment
  • Avatar
    Carmelo Pugliatti
    Rispondi

    Molto interessante.
    Come brillantemente segnalato esiste per Agnelli un “prima e un dopo” costituito dagli anni 70.
    E’ appunto nei 70 che nascerà quel particolarissimo “stile Agnelli”così tanto celebrato.
    Forse non è un caso che questo coincida con una sempre maggiore visibilità dell’avvocato,che dal 1966 era subentrato a Valletta alla guida della Fiat.
    Io credo che sarebbe interessante un analisi approfondita dell’abbigliamento di Gianni Agnelli attraverso i vari decenni della sua vita.
    Vi sono dei punti fermi, la costante fedeltà al taglio ed allo stile della sua prima giovinezza,i tardi anni 30,quindi volumi importanti,doppiopetti,baveri ampi,pantaloni di larghezza generosa (i sarti sono i Caraceni di Roma e Milano,e botteghe Inglesi come Huntsman).
    Notiamo che negli anni 50 e primi 60 Agnelli amava molto la tipologia del doppiopetto “Kent”,con due bottoni utili all’altezza delle tasche e due di mostra.
    Molto portati erano anche i monopetti,a tre bottoni,a volte con bavero a lancia.
    Le cravatte in questo periodo non sono particolarmente larghe; piccoli disegni su fondo scuro o piccoli pieds de poulle bianchi e neri.
    Non sono segnalate le cravatte di lana così amate negli anni 70 ed 80.
    Delle camicie si è già detto nell’articolo, erano di Finollo con iniziali e collo alla francese ed i polsini smussati.
    Il vezzo dell’orologio sopra al polsino,erroneamente attribuito ad Agnelli,era invece di moda alla fine degli anni 30 con camicie dal polso semplice ed aderente.
    Interessanti gli smoking degli anni 50 e 60,mono o doppio petto (“Kent”) quasi tutti con ampi baveri a scialle in raso ,e quasi sempre tagliati in barathea blù midnight.
    A volte come vezzo è da segnalare,alla fine degli anni 50,l’uso della camicia con sparato e collo “diplomatico” ( allora desueto) su uno smoking monopetto sciallato,senza gilè nè fusciacca.
    E’ utile ricordare che fino a quando non assumerà la guida della Fiat,di Agnelli non si parla moltissimo; la sua presenza sui rotocalchi degli anni 50 e 60 è molto limitata,e molti Italiani non conoscono neanche che faccia abbia il propietario dell’azienda automobilistica più importante del Paese (ma tutti conoscono Valletta).
    Sembra che all’epoca non lo si chiamasse neanche con quell’aggettivo che sarebbe poi diventato una sigla famosa “avvocato”.
    E’ un Agnelli molto classico quello che ,ormai al timone dell’azienda.,si affaccia agli albori degli anni 70
    Presto insieme alle inconfondibili basette arriveranno anche tutti i vezzi nell’abbigliamento magistralmente ricordati nell’articolo.

    Nella foto, Agnelli e la moglie,Marella Caracciolo,ad un ricevimento nel 1957.

    http://s30.postimg.org/axhemfx6p/img261.jpg

    14 Giugno 2017 at 20:47

Post a Comment