Profeta della Luce indivisa-1

A Ezra Pound, Scriptor Ignotus

Beauty is difficult” (E. Pound)

Avvertenza

             La verità della poesia è nella sua dimensione sapienziale. Diversamente, ci si innamora.

La negazione degli scarti temporali ─ umana polvere ─ è prassi inevitabile.

Verso la scaturigine prima. La dissoluzione del moderno è un attimo di Paradiso. Un vuoto immenso che rivela una nuova cosmogonia. Il varco per arrivare alla forma della forma. Mentre lo stile si cristallizza secondo gli effetti della potenza.

Il paradosso è quello di una guerra dove i vincitori dicono di essere i buoni. Sono essi, allora, a costringere gli altri a recitare la parte dei cattivi.

Pound is difficult.

Poesia facile. Come una donna, o l’indebita appropriazione che una casa fa del proprio ospite, non esiste. L’oscurità complessa dei Cantos è viaggio interminabile: “Leggere, leggere, leggere e ancora rileggere”. Citato e non letto, di Pound si sfoggiano volentieri un paio di frasi e pochi fatti, spesso strappati ad una fantasiosa biografia. Cominciamo da questa.

Il miglior fabbro

Così lo chiamò Eliot, che grazie a Pound pubblica nel 1922 il suo capolavoro: The Waste Land. La dedica: “A Ezra Pound: il miglior fabbro”. Secondo l’espressione usata da Dante nella Commedia per definire il poeta provenzale Armando Daniello. Ezra Loomis Pound nasce a Hailey Idaho il 30 ottobre 1885 da Homer Pound e Isabel Weston. Tra i suoi avi, puritani del New England e quaccheri della Pennsylvania, rivoluzionari e poeti, assistenti della Zecca, patrioti e un eretico messo al rogo. In Europa dal 1909, viveva sin dagli anni ‘20 a Rapallo. Poeta americano, il più grande, che sceglie l’Italia come patria di adozione mentre molti italiani, i più piccoli, prosaicamente troveranno l’America. <A trent’anni decisi di conoscere nel campo della poesia più di qualsiasi uomo vivente, di poter distinguere […] quale parte della poesia era ‘indistruttibile’ ─ parte che non poteva perdersi nella traduzione> (How I began, 1913). Ars longa vita brevis. Il suo interesse mai domo per tradizioni e forme poetiche diverse lo portò all’ideogramma cinese, allo studio della musica, al geroglifico egiziano. Già nel ’12 consigliava di formare mente e orecchio mediante la lettura di opere in lingue straniera. Straniero nella propria lingua. Cadenze musicali remote, eco primordiali. I suoni, se li andava  a cercare. <L’Arte – scrive nello Spirito Romanzo – non è né sarà mai scienza. L’Arte è un fluido che si muove sopra ed oltre le menti degli uomini>.

 

Poema infinito

In una lettera a James Joyce del 1917 Pound lo informa di <avere iniziato un poema infinito, di un genere sconosciuto>. Sono I Cantos, che lo impegnano per tutta la vita. Una cascata di suoni. Alla sua morte ne ha scritti circa 117 raggruppati in nove sezioni. La lista degli “argomenti”: storia cinese e americana, politica e mitologia, letteratura classica e contemporanea, agricoltura, economia, religioni, antropologia, arte, musica e architettura. Poema epico. Ispirazione dantesca, <ma non ho seguito esattamente le tre cantiche della Commedia […] ho fatto la divisione tra persone dominate dalle passioni, persone che lottano per elevarsi e coloro che partecipano della visione divina>. I Cantos sono un vortice di citazioni in tutte le lingue. Un cosmos rigenerato secondo una particolare composizione tipografica. Signatura rerum: <la disposizione del testo sulla pagina è diretta a facilitare l’intonazione del lettore. Non c’è alcuna oscurità intenzionale. Non è possibile rendere ciò che è profondo altrettanto immediatamente comprensibile come ciò che è superficiale>. Nell’intervista concessa a Pasolini (1968) Pound illumina questo immenso territorio: <Non sono fatte a casaccio ─ dicono ─ ma non è così… è musica. Temi musicali che si ritrovano>. Il genero, prof. Boris de Rachewiltz, spiega: “Chi abbia inteso Pound leggere i Cantos nella particolare cadenza quasi liturgica, con le modulazioni cantate dei passaggi in greco o in cinese, avrà percepito il cursus tipico dei testi sacri o delle incantazioni magiche>. Ritmo interiore. Non si traducono, le onde. <Quando il poema sarà finito tutte le parole straniere dei Cantos […] saranno solo delle sottolineature, delle ripetizioni non indispensabili per la comprensione del testo>. Immenso tessuto da vedere, toccare, ascoltare.

 

Cattive compagnie

Infaticabile editore senza casa editrice e mecenate Pound dedica più energia alla promozione degli altri scrittori che alla propria poesia: scopritore di Eliot, Joyce, amico di Yeats ed Hemingway. In Europa nel 1908, dopo un intenso soggiorno londinese durante il quale fa da segretario a Yeats (dal 1913 al 1916) partecipa attivamente al gruppo che A. R. Orage ha radunato attorno al settimanale The New Age. Si sposta nel 1921 a Parigi e si dedica con passione agli studi musicali. Nel 1924 il trasferimento definitivo a Rapallo, dove risiede fino al 1945. Della sua generosità ed amicizia beneficiano, tra gli altri, anche Cummings, Lewis e lo scultore Gaudier prematuramente ucciso nella grande guerra: <il genio più puro che ho conosciuto>. Sono del 1909 i primi componimenti “imagisti”. Con Wyndham promuove il “Vorticismo”, che con la rivista BLAST  – uscita in solo due numeri – rinnova la scena letteraria londinese prima della Grande Guerra. Pound è maestro di essenzialità. Nel 1912, a Londra, butta giù tre principi: 1) trattamento diretto della ‘cosa’, soggettiva o oggettiva che sia 2) non usare assolutamente nessuna parola che non contribuisca alla presentazione poetica 3) comporre secondo il ritmo della frase musicale (in Saggi letterari 1954, L’arte della poesia. Uno sguardo indietro). Gli interessi di Pound fino al primo dopoguerra sono esclusivamente letterari. È l‘inutile strage’ a cambiare la sua opinione sul ruolo del poeta: non più l’esteta distaccato dal mondo ma l’artista sensibile alla giustizia: <Fondamentalmente non  mi importa nulla dal punto di vista ‘politico’, mi importa soltanto la civiltà>. Non esita a schierarsi con l’Italia di Mussolini senza per questo tradire il suo paese. Quando gli Usa entrano in guerra nel 1941 Pound prova a tornare in patria ma non gli viene concesso il visto. Continua allora la sua battaglia contro gli “usurai”, mai venendo meno ai suoi doveri di cittadino statunitense. La sua attività pubblicistica e radiofonica non si ferma dopo l’8 settembre. Aderisce alla RSI come Gentile e Marinetti e scrive su numerosi periodici come Il popolo di Alessandria e Marina repubblicana, dove appaiono per la prima volta i Canti LXXII e LXXIII, gli unici scritti direttamente in italiano. Negli Usa vien aperto un procedimento contro di lui per alto tradimento, ma Pound dirà: “Il tradimento è alla Casa Bianca”. Il 3 maggio 1945 viene “catturato” da due partigiani e, dopo due settimane di interrogatori, trasferito a Pisa nelle mani della polizia militare. La frase: “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui»”.

J e M

Jefferson e Mussolini (1933) è un libro che parla di tre statisti: Jefferson, Mussolini e Lenin. Pound percepisce profonde analogie. E insiste “sulla identità della rivoluzione nostra (americana) del 1776 e la vostra fascista. Due capitoli della stessa guerra contro gli usurai, gli stessi che hanno schiacciato Napoleone” (Carta da visita, 1942). Statisti intercambiabili. Splende su tutti, l’ombra di Confucio. La cosa meno importante è il manifesto dell’ideologia. Carta straccia. Se vi sono notevoli elementi di affinità è per via della realizzazione. Azione conforme a necessità. La politica è un altro nome della definizione. Governare bene significa agire al servizio del popolo. Che si tiene conto delle condizioni date. Tutto qui. La politica è immagine confuciana: capacità di discernere tra il ramo e la radice. Il consenso è l’elemento chiave, anche dei Cantos. Scrive nel 1910: <A Gerusalemme è l’alba quando la mezzanotte impende sulle colline d’Ercole. Tutte le età sono contemporanee. In Marocco, ad esempio, siamo ancora avanti C., in Russia nel Medioevo e il futuro si agita nella mente dei pochi>. Una luce si accende nella notte del mondo. La prima caratteristica della politica del Duce è nella prima frase di J/M: la <pacata battaglia contro tutto ciò che è antistorico>. La realtà è reale: <Mussolini non ha mai chiesto a nazioni di costituzione storica diversa di adottare strutture tipiche del fascismo>. Pound vede che le strutture della democrazia parlamentare precedente il fascismo non sono che fenomeno di importazione. Un esempio reale di buon governo consiste invece nel trovare soluzioni adeguate al paese. L’esame del problema finanziario è di una semplicità sconcertante. <L’economista è alle prese con una sempre minore necessità di lavoro umano>. Ma Marx non ha mai messo in questione la natura della moneta, mentre vi è una corrente del fascismo che discute sulla funzione creditizia. Quindi. La natura di quei piccoli biglietti di carta che assicurano la distribuzione lo interroga. Le fonti di Pound sono soprattutto autori medievali o dell’antica Cina. E tuttavia nel Fascismo si precipitano secoli di interrogazione. E le risposte dei suoi Mastri: l’americano Jefferson e il cinese Confucio. Il punto di incontro con Mussolini è in questa citazione del Duce: <La scienza moderna è riuscita a moltiplicare le possibilità della ricchezza; la scienza, controllata e pungolata dalla volontà dello spirito, deve risolvere l’altro problema: il problema della distribuzione della ricchezza in modo che non si verifichi più l’evento illogico, paradossale e al tempo stesso crudele, della miseria in mezzo all’abbondanza>. La verità di Jefferson: <Il miglior governo è quello che governa meno>. Ma Pound chiosa: <Una interpretazione superficiale mette in risalto l’avverbio meno e sorvola allegramente sul verbo governare>. Il governo è infatti soprattutto una direzione della volontà. E torniamo a Confucio, e a Dante. Le opportunità si offrono all’intelligenza che le traduce in azione. Oltre le “idées fixes”. Prigioni mentali che possiedono, la rivoluzione non è “confezionata”. Il pensiero costante “di chi ha bisogno”. La poesia è pane. Pound ha una visione totalmente de-ideologizzata del Fascismo. La sua idea di stato, nella mente indistruttibile, non è neutrale. Le istituzioni reali sottomesse al bene comune. Supervisione dello Stato. Una concezione politica che assoggetta le istituzioni reali, rifiutando la finzione di considerarlo neutrale. Il resto è politica. <Un buon governo è quello che opera tenendo conto di tutto ciò che di meglio è pensato e conosciuto. E il miglior governo è quello che traduce il più rapidamente possibile il miglior pensiero in azione>. Per Pound la cultura è la matrice della politica. E politica significa tradurre le idee in azioni e le azioni in benefici per tutti. La democrazia non è democratica. Formale, completamente tradita e svuotata. Quando le forme della rappresentanza non rappresentano. I nomi delle cose non nascondono mai, la loro essenza. O il trucco delle ideologie. Il  governo deve agire correttamente a beneficio del popolo e accertarne la volontà con metodi efficaci. Perché l’essenza eterna della politica è nella direzione della volontà verso il bene della nazione. Una volontà che ha uno scopo chiaro, che agisce nei limiti delle condizioni date, tenendo presente tutto ciò che di valido viene pensato. Il potere non è qualcosa che si conferisce. L’autorità di Mussolini deriva dalle sue realizzazioni pratiche e dalla convinzione che sia giusto. Un uomo appeso per i piedi. <La dottrina di Confucio afferma: è possibile creare ordine intorno a noi solo dopo averlo creato in se stessi e aver compreso i motivi delle proprie azioni. È possibile migliorare i governi stranieri solo dopo aver migliorato quello del proprio paese. Che il guadagno privato non significa prosperità, ma che il tessuto di una nazione è la sua onestà. Che la tesaurizzazione non è prosperità e che si debbono impiegare le proprie risorse>. Il Fascismo è la rivoluzione che continua ─ quella americana. La virtù che si impone sulle peggiori offese della mondanità. Febbraio 1933: <Mentre scrivo il governo fascista ha preceduto gli altri in Europa e in America, raccomandando che quando le industrie hanno bisogno di meno addetti dovrebbero ridurre il numero delle ore giornaliere di lavoro per tutte le categorie, o solo per alcune in particolare, piuttosto che ridurre il numero delle persone occupate. E invece di richiedere straordinari a persone già sul registro paga, dovrebbero assumere nuovi dipendenti>. Fasci di tensioni che rivelano, il destino della guerra nella mano rapace. Il momento di una direzione della volontà divorata dall’ansia per la giustizia. Il sangue contro l’oro, dicono. Fonti classiche e americane. Pound, cercatore inesausto, è sicuro di aver trovato. Una economia che cerchi il bene. Lo strumento per eccellenza per risolvere il problema di distribuire a tutti ciò che viene prodotto. Il carattere sociale della moneta e la collettivizzazione dei profitti del sistema monetario. Perché la scienza economica non è solo “speculazione”. E’ attività che si determina in base a uno scopo: il benessere comune. Ma i vincitori studiano già la neolingua. <E perseverano nell’errore> (Jefferson, c. 31). Aberrazione ottica inerente alla contemporaneità. Forse, occhi di poeta.

 

I Padri Fondatori

Pound è nemico di ogni astrazione. E cerca, nella storia vissuta dell’umanità, modelli di riferimento e di ispirazione. In Guida alla Cultura (1938) ricorda: <La storia di una cultura è la storia di idee che diventano azione>. Cittadino degli Usa (ma amava scrivere SUA) e patriota convinto trova nella Rivoluzione americana e nei padri fondatori esempi di buon governo da ricordare. La prima parte del poema: mondo classico, rinascimento italiano e storia dell’umanità fino ai nostri giorni. Una stesura di XXX Cantos. <Senza la storia si cade nel buio, e le date essenziali della storia moderna non possono illuminarci se non rintracciate almeno alla Fondazione del Monte dei Paschi. Con, cioè, la percezione della base vera del credito. Ossia: l’“abbondanza della natura, e la responsabilità di tutto il popolo”> (Carta da visita). L’Opera è ricca di personalità che hanno contribuito a migliorare le condizioni degli uomini. Monito e invito. Thomas Jefferson, John Adams e gli altri eroi dei Cantos incarnano la lotta comune contro gli speculatori che il poeta americano definisce, con efficace metafora dantesca, USURAI. <La rovina – scrive nel 1944 ─ ha radice nella brama di lucro che si stacca da ogni sanità e ogni misura, ciecamente disfacendo il proprio scopo>. Il recupero dell’eredità culturale americana per la rinascita dell’Europa. La civiltà Usa illuminata, agraria e antiusuraia (periodo 1760-1830). Fino al 1860. Quando con la Guerra civile si attua una scissione fra la vita degli intellettuali e la nazione. Eppure restano frammenti, il vigore originario di razza solida e onesta. Quella dei ‘Padri della Patria’. Testimonianza di quel primo ‘vortice’ rivoluzionario, la corrispondenza Jefferson-Adams: “prosa eccellente”. E “un nuovo stimolo verso la veracità”. Pound concentra il suo sguardo sulla propaganda per la parola giusta. Adams e Jefferson, secondo e terzo presidente degli Stati Uniti, sono due ‘enciclopedisti’ americani: <Nelle loro lettere si rinvengono una cultura variegata e un’onnivora (o così sembra) curiosità>. A quel tempo era l’Europa che “guardava all’America” come a un modello ed un esempio. Occhio accecato. Il poeta trova nella loro corrispondenza anzitutto una chiara definizione dei termini e una buona conoscenza del latino: <fino al 1820 in America si leggeva il latino>. Uno spirito cosmopolita, un mondo completo, non una provincia dell’Inghilterra. L’uso corretto del linguaggio è il cuore dei canti dedicati ai due statisti. Come una “direzione della volontà”, la rivoluzione nasce nella mente del popolo. Pound, memoria di luce, consulta documenti. Li seleziona e li ammassa ideogrammaticamente. Adams è il modello americano degli ideali confuciani per la giusta terminologia e l’amore della scienza e delle arti a beneficio della nazione. La storia dell’America è il tempo in cui la parola si fa tempio. Piramide senza vertice.

 

Fascismo

Gran parte della fama di Pound è legata alle conseguenze della sua adesione al Fascismo, che gli costa l’inumana detenzione in una prigione militare a Nord di Pisa e quella successiva in un manicomio criminale statunitense per una dozzina di anni. Al pari dell’altro grande genio della letteratura mondiale, il premio Nobel Knut Hamsun, pagò duramente per un reato d’opinione. Pensare, ad esempio, che nel fascismo italiano si possono trovare similitudini con la rivoluzione americana di Thomas Jefferson. Fascista dichiaratamente “di sinistra” incontra una volta sola il Duce. Ma è ignorato dai vertici politici, e non amato dall’intelligenza che conta. Così lo descrive Longanesi all’inizio degli anni ‘30: “È un vecchio uccellaccio, (…) trasandato nel vestire, caotico nel discorrere, timido e impostore. Le sue idee sono molto confuse, crede nella grandezza del fascismo”. Eppure Pound sa qualcosa di molto importante. Sa che la moneta non è una merce ma l’espressione di un accordo per cui il credito deve essere affidato non già alle banche ma allo Stato, che lo garantisce con l’onestà ed il lavoro dei suoi cittadini. Durante la RSI si impegna per diffondere le idee di Jefferson e il pensiero di Confucio, come antidoti all’ignoranza e alla malafede dei nemici dell’Italia. Pound combatte contro l’usura la propria personale battaglia politica schierandosi al fianco delle Forze dell’Asse contro gli “affamatori dei popoli”. Il suo impegno a favore del fascismo è documentato anche da quei 120 radiodiscorsi tenuti tra il 21 gennaio 1941 e il 25 luglio 1943 per il programma “American Hour” di Radio Roma indirizzato agli ascoltatori di lingua inglese. Essi furono la causa dei tredici anni di internamento nell’ospedale psichiatrico St. Elizabeth’s di Washington. Fascista, e sia pure ─ anatema. Tuttavia lo zio Ez non è militarista, non è retorico, né romantico (giudice severo di ogni sentimentalismo). Non è nazionalista: i Cantos sono un ardito mosaico di tutte le lingue e le civiltà del mondo. Pound odia la dittatura. In Mussolini vede l’esatto opposto di un tiranno e ama la libertà concepita come “il dovere di fare ciò che si deve”. Il sottotitolo del suo libro del 1933, Jefferson e/o Mussolini, è: <Il Fascismo come l’ho visto io>. E non come lo vediamo noi. “Liberty is a duty” è la frase del Duce che adorna la sua carta da lettera ed è solo in Italia che può scrivere, parlare liberamente e dopo la guerra ─ finalmente tacere. “Ho perso il mio centro a combattere il mondo”, è scritto in un appunto dei Cantos.

 

Continua

Alessio de Giglio
Alessio de Giglio
alessiodegiglio@stilemaschile.it

Laureato in Filosofia e Storia della Filosofia. membro della Scuola Romana di Filosofia Politica, ricercatore della Fondazione Julius Evola e studioso dell’Avanguardia culturale del novecento europeo. Collabora con Edizioni Mediterranee e svolge attività di saggista e pubblicista su testate politologiche e siti online.

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