La mia arte

 

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Mi è stato chiesto di presentarmi, su queste pagine, in quanto artista. Ammetto che non è facile: il più delle volte vengo intervistato più per il mio guardaroba che per le mie modeste attività.

Proverò allora a parlare di quello che faccio, per una volta, e non in quanto cover-boy di « I am Dandy ». Per farlo avrei voluto avere un interlocutore, ma mi è stato detto che sarebbe stato più interessante fare tutto da solo.

Un sogno. Cominciamo…

Non intendo annoiarci con i miei scarabocchi d’infanzia. Le mie influenze artistiche sono sempre state storiche, giacché con l’arte cosiddetta contemporanea non ho mai avuto molto a che spartire, se non qualche accesa discussione al bar con gli amici. Studente di Storia dell’arte e di Critica d’arte, fui appassionato di Andy Warhol, poi di Egon Schiele. Con la maturità venne la mania del disegno, che poco a poco prese lo spazio maggiore della mia attività : il mio intento resta ancora oggi quello di creare opere che possano essere riproducibili, invadere le vostre case, violentare le vostre figlie. Dedicarmi al disegno ebbe due vantaggi maggiori. Il primo fu quello di non aver più bisogno di un atelier vasto quanto un campo da calcio, potendomi accontentare di un tavolino. Il secondo, fu il piacere di poter illustrare opere che amo, giacché sono un famelico divoratore di libri.

Allontanatomi dal mondo delle gallerie d’arte e dei musei (due ambienti che apprezzo sempre meno), pensavo di averla fatta franca dicendomi illustratore. Ovviamente dovetti apprendere a fare i conti con il mondo delle case editrici e delle riviste, una battaglia diversa perché priva di teorie, ma combattuta a colpi di mail, di promesse non mantenute, di contratti e di vile denaro. Una battaglia aspra, ma infinitamente più tranquilla.

Per fortuna, anche senza le gallerie di torno, posso vantare qualche collezionista affezionato che ama sinceramente quello che faccio. Alla mia morte questi signori potranno finalmente staccare i miei quadretti dal muro e rivenderli, diventando presumibilmente molto ricchi. Mi dicono che alcuni di loro si siano già associati con mia moglie per attuare il suicidio del sottoscritto e approfittare delle quotazioni che schizzeranno alle stelle. Non so se dar credito a tali voci, ma sono cose che fan piacere sapere ad un artista oggigiorno.

 

Come dicevo, sono illustratore : il mio sito web parla da sé. Chine, aquerelli, tempere, qualche collages. Ho avuto il piacere di illustrare in passato Balzac, Daninos, e curiosamente un manuale di eleganza maschile in finlandese, sia detto per la cronaca.

Quando invece pratico la pittura uso una tecnica mista a base di colori acrilici, che prediligo per via delle campiture piatte e per i colori accesi e coprenti, arricchita da pastelli secchi o umidi, matita e inchiostri di china. La mia è una pittura materica che non lo dà a vedere, un po’ come i finti magri. Il risultato è spesso armonioso, gentile, musicale: un ipotetico critico direbbe che è il riflesso di un carattere tranquillo e sereno, forse un po’ lezioso. Io gli risponderei che è tutta una questione di controllo, poiché raramente dipingo di getto, ma « mentendo ». Non è un caso che attualmente i miei modelli, le mie ispirazioni, siano sovente pittrici: Gerda Wegener, Georgia O’Keeffe, Marie Laurencin, Florine Stettheimer.

 

Ultimamente il mio percorso di ricerca mi ha permesso di riavvicinarmi all’espressionismo, in particolare a Josef Fenneker, e ad artisti più « personali » come Nils von Dardel, del quale ammiro la pittura surreale e aneddotica. Ma ammiro anche artisti come George Barbier, Georges Lepape, Umberto Brunelleschi, Boutet de Monvel. Avrete notato che si tratta praticamente solo di ritrattisti o illustratori. È normale, visto che mi sono sempre e solo dedicato alle figure umane, il paesaggio essendo a mio avviso un’espressione della pittura piuttosto piccolo borghese. Sono poi da sempre un ammiratore di Toulouse-Lautrec : la mia natura mi porta più verso la caricatura che la somiglianza fotografica. Molti miei modelli assomiglieranno al ritratto fatto solo dopo qualche anno, a forza di immedesimarsi. Trovo infatti essere un preciso dovere del cliente quello di assomigliare al ritratto.
Un po’ di teoria : sono fermamente convinto che la vera arte sia un delicato bilanciamento tra l’espressione della personalità o interiorità dell’artista e il decorativismo. Non concepisco arte che sia brutta, a meno che non sia un partito preso dichiaratamente. L’arte dovrebbe allietare l’occhio se non la vita di chi la guarda, arricchirne l’esperienza estetica, ma non educare né celebrare. Per quello esistono i giornali.

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Massimiliano Mocchia di Coggiola
Massimiliano Mocchia di Coggiola
andreasperelli8@yahoo.it

Di torinesi natali; dopo gli studi in critica e storia dell’arte, si è trasferito a Parigi per continuare la sua attività di pittore, illustratore e scrittore. E’ esperto di storia della moda maschile e del dandysmo. www.mmdc-art.com

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    Proporrò ai mei contatti questo blog

    17 Agosto 2018 at 09:12

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