Frammenti di Tradizione

mag dic 2015guenon-rene0INTRODUZIONE

Alcuni anni fa mi colpì molto una (nota) frase di Guenon:

«La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale, la sola altresì che non si fondi su alcun principio d’ordine superiore».

Tanto chiara quanto lapidaria.
Tenteremo, quindi, in questo primo “frammento”, di porre la nostra attenzione su alcune perle di Saggezza dell’autore, funzionali a una riflessione “non convenzionale” ma nient’affatto irrituale.
Cercheremo di (in)seguirlo nella sua dimensione del pensare atemporale.

Lingua/linguaggio, il simbolo
La dottrina della conoscenza tradizionale per sua natura assegna un significato centrale al simbolo.
Ciò è inevitabile dal momento che il simbolo (“symballein”, mettere insieme, comporre) incarna l’unità di realtà spirituale (sovrasensibile) e apparenza sensibile.
Oggi potremmo dire che il simbolo è un segno pluridimensionale, da non confondere con i segni usati nella vita quotidiana che sono univoci (definiti erroneamente anch’essi “simboli”).
Il simbolo sollecita l’osservatore ad aprirsi a significati che potrebbero apparire diversi ma che in realtà sono lo stesso concetto espresso contemporaneamente su livelli differenti.
Si rinvia ciò che si osserva oltre l’impressione sensibile, a una realtà che gli occhi non possono contemplare: il sacro.
La percezione sensibile, quindi, lascia trasparire il significato sovrasensibile sotteso.
In tal veste ogni religione possiede un proprio linguaggio simbolico.
Tra i diversi complessi di simboli sussistono molteplici consonanze quasi derivassero tutti da una “lingua originaria” o da un archetipo comune.
Il pensiero razionale che ci guida nella vita quotidiana, la ratio, non conosce alcun simbolo, al massimo ha a che fare con metafore, con allegorie ma più spesso con il segno univoco che indica scopi o funzioni.
Un simbolo (perché tale è) che incontriamo, in varie forme, nelle religioni e nei miti, nelle fiabe, nel linguaggio dei poeti è «Il Re del Mondo».
ARTICOLO

L’opera postuma di Saint-Yves d’Alveydre intitolata La Mission de l’Inde, che fu pubblicata nel 1910, ma anche il singolare libro di Ferdinand Ossendowski, dal titolo Bestie, uomini e dèi pubblicato a Parigi nel 1924 sono il pungolo, per l’Autore, per indicare sorprendenti similitudini in ogni antica Tradizione conosciuta ovunque nel Mondo.
René Guénon prese spunto da tale pubblicazione per mostrare dottrine e miti ancestrali, dei quali si ritrovavano tracce:
in Tibet (Agarttha, la terra “inviolabile”, centro che ha raccolto, come l’indica Saint- Yves, l’eredità dell’antica «dinastia solare»);
nella tradizione ebraica (Melchisedec, Re di Salem, Gerusalemme, ma anche Sacerdote di Dio);
negli antichi testi sanscriti;
nella legenda di Atlantide;
nel mito cavalleresco del Santo Graal,
e in molte altre Tradizioni. Si raccontava un avventuroso viaggio nell’Asia centrale, nel corso del quale Guénon affermava di essere venuto in contatto con un centro iniziatico misterioso, situato in un mondo sotterraneo le cui ramificazioni si estendono ovunque.
Il capo di questa gerarchia iniziatica era chiamato: «Re del Mondo».

 

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REGALITA’, SACERDOZIO E PONTIFICATO
Manu e Giano

Il titolo di «Re del Mondo» (e non di re di questo mondo che equivale al suo opposto), preso nella sua accezione più elevata, più completa e nel medesimo tempo più rigorosa, si applica propriamente a:
Manu, il Legislatore primordiale ed Universale, “colui che fa girare la ruota”.

Colui che, collocato nel centro di tutte le cose, ne dirige il movimento senza parteciparvi, o che ne è, secondo l’espressione di Aristotele, il «motore immobile».
Il centro di cui si tratta è il punto fisso che tutte le tradizioni sono concordi nel designare simbolicamente come il Polo, poiché è intorno ad esso che si effettua la rotazione del mondo.
Rappresentato generalmente dalla ruota tanto presso i Celti quanto presso i Caldei e gli Hindu.

Tale è, sostanzialmente, il vero significato de “lo swastika”.

Manu è il Legislatore primordiale ed universale, il cui nome si trova, sotto varie forme presso un gran numero di popoli antichi:

il Mina o Ménes degli Egizii;
il Menw dei Celti;
il Minosse dei Greci.

Tale nome non indica (solo) un personaggio storico o leggendario, esso designa un principio.

Re del Mondo come Principio (l’Intelligenza Cosmica) e formula la Legge (Dharma); propria delle condizioni del nostro mondo e al tempo stesso archetipo dell’uomo quale essere pensante (in sanscrito “manava”).

Tale principio può essere reso manifesto da una istituzione/organizzazione incaricata di conservare integralmente il deposito della tradizione sacra.

Qui si allude all’istituto regale e sacerdotale originario, regno sacrale, quindi, e centro dell’Arte Regia.

Il carattere «pontificale», nel senso più vero, appartiene difatti realmente, e per eccellenza, al capo della gerarchia iniziatica: letteralmente, il Pontifex è un «costruttore di ponti», per questo titolo (“romano”) e per la sua origine, è colui che compie la funzione di mediatore, stabilendo la comunicazione tra questo mondo ed i mondi superiori.

Esempi sono:
L’arcobaleno, il «ponte celeste», ne è un simbolo naturale (del «pontificato») e tutte le tradizioni gli attribuiscono significati perfettamente concordanti:
– Ebrei, pegno dell’alleanza di Dio, col suo popolo;
– in Cina è il segno dell’Unione del Cielo e della Terra;
– in Grecia rappresenta Iris, la «messaggera degli Dei»;
– un po’ dovunque, presso gli Scandinavi come presso i Persiani e gli Arabi, in Africa centrale e sin presso certi popoli dell’America del Nord, è il ponte che collega il mondo sensibile al soprasensibile.

D’altra parte, l’unione dei due poteri sacerdotale e regale era rappresentata, presso i latini, da un certo aspetto del simbolismo di Janus, (Giano bifronte).

Simbolismo estremamente complesso e a significati multipli:

– i due volti contrapposti guardano uno al passato ed uno al futuro, emblema di un potere che fonda la sua forza nel passato, lavora nel presente e mira al futuro allo stesso tempo.

– le chiavi d’oro e d’argento raffiguravano, sotto lo stesso rapporto, le due iniziazioni corrispondenti: rispettivamente quella dei «grandi Misteri» e quella dei «piccoli Misteri». L’iniziazione/via maschile-solare, verticistica (chiave d’oro) e l’iniziazione/via femminile-lunare, orizzontale (chiave d’argento).

– le due porte: celeste ed infernale, che, presso i Latini, erano associate al simbolismo di Janus; con le due fasi cicliche ascendente e discendente.

Si tratta, per usare la terminologia hindu, della via dei Brâhmani e di quella degli Kshatriya; ma, al vertice della gerarchia, ci si trova nel principio comune da cui gli uni e gli altri traggono le loro rispettive attribuzioni «al di là delle caste».

Si può già comprendere agevolmente che il «Re del Mondo» deve avere una funzione essenzialmente ordinatrice e regolatrice (e si osserverà che non è senza una ragione che quest’ultima parola ha la medesima radice di “rex” e di “regere”).

Funzione che può riassumersi in una parola come «equilibrio» o «armonia».

L’autore, la tradizione, intende con ciò il riflesso, nel mondo manifestato, dell’immutabilità del Principio supremo.
FINALE

«Il parere della maggioranza (che ignora) non può essere che l’espressione dell’incompetenza».

Massimiliano Appetecchia
stilemaschile2@gmail.com
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