Giubbotti coraggiosi (seconda parte)

(cliccate qui se vi siete persi la prima parte)

L’A2 fu un immediato successo. Nel documento che ne regolò la distribuzione non vi furono limitazioni su chi potesse o meno indossarla. Vi si diceva solo che era un indumento leggero, per l’estate, destinato all’uso degli equipaggi con la qualifica di volo. Il modello A2 rimase in servizio ufficialmente fino al 1943, ma in pratica venne utilizzato dai piloti americani fino alla guerra di Corea.

Il Generale Doolittle con il suo equipaggio poco prima della partenza per il raid su Tokyo. E’ interessante notare le varie maniere in cui le giacche sono portate, ad evidenziare la libertà concessa nelle uniformi da parte dell’amministrazione USAF.

A2: le personalizzazioni
La caratteristica che rese unica la giacca A2 nel panorama generale degli indumenti militari fu la sua facilità di personalizzazione. L’amministrazione militare non specificò nulla in merito, così i piloti poterono declinare le proprie giacche. Nacquero cosi i vari esemplari con disegni e scritte sulla schiena, con toppe e decorazioni sul davanti, sul petto.
In questo caos alcune regole estetiche si imposero: normalmente sul davanti della giacca venivano applicate delle toppe in passamaneria che rappresentavano il gruppo di volo al quale apparteneva il pilota, l’aereo flotta ed il nome. I gradi erano applicati sulle spalline e quella sinistra ospitava il simbolo dell’aviazione dell’esercito (questo dal 1942, poiché prima non vi era nessun simbolo).  C’era poi chi faceva sulla giacche sfoggio del proprio estro, modificandole talvolta anche nella struttura, anche perché il modello A2 era particolarmente spartano: ad esempio, avendo due sole tasche, era necessario applicarne altre all’interno. Tali variazioni vennero tollerate dai comandanti ed anzi divennero un tratti distintivi dei singoli reparto.
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Vari “tagli” che le giacche A2 riuscivano ad avere. Alcune erano molto aderenti al corpo,
altre risultavano quasi ‘sblousate’.

Come abbiamo affermato, le regole in fatto di abbigliamento, nonostante quello che si usa oggi pensare riguardo le uniformi militari, erano alquanto elastiche. Così, era impossibile trovare due modelli uguali. Anche perché molto spesso i piloti utilizzavano artigiani locali per far modificare e decorare le giacche. Quelli di stanza nel sud d’Italia cominciarono ad applicare alle giacche toppe fatte con pelle intarsiata, lavorazione tipica del luogo. Se un pilota veniva mandato nel Pacifico allora era naturale aspettarsi che portasse rappresentazioni pittoriche sulla schiena dell’A2, fatta di un solo pezzo di pelle.
Paradossalmente, la ricostruzione storiografica di questi manufatti è facilitata da tali evidenti differenze, giacché proprio queste personalizzazioni locali aiutano gli esperti a determinare la zona d’utilizzo di ogni esemplare. L’uso, e l’abuso, di personalizzare la giacca da volo con elementi che raccontino la storia del pilota ben presto si diffuse anche nella Marina, che con la sua giacca G1, eterna rivale dell’A2, rispose con toppe lavoratissime ed applicate in grande quantità. Il personaggio di Tom Cruise in “TOP GUN” vestì appunto un G1 coperto di toppe, ma di questo parleremo a tempo debito.

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Un’A2 del 1938 con le tipiche decorazioni che la legano indissolubilmente
al momento storico in cui è stata utilizzata.

A2: l’uso civile
Fino all’inizio del secondo conflitto mondiale le giacche da volo, americane o di altre nazionalità, non ebbero un grande impatto sulla moda civile. Qualche appassionato le conosceva, ma nessuno si sarebbe sognato mai di indossarne una.
Lo scoppio della guerra cambiò tutto, i piloti e le loro mirabolanti avventure arrivarono sui giornali e nei film. L’immagine dell’ardimentoso che volava con la sua bella giacca di pelle conquistò il grande pubblico. I giubbotti divennero cosi popolari che molti negozi cominciarono a venderne versioni civili, che spesso erano preferite dagli stessi piloti, che le consideravano migliori di quelle vere.
Questo era facilmente comprensibile: l’A2 venne disegnata nel 1930, quando i venti di guerra erano ancora lontani.
Le giacche erano bellissime quando venivano prodotte in pochi esemplari da ditte selezionate. Lo scoppio della guerra costrinse le forze armate ad appaltarne la costruzione ad una miriade di ditte al fine di fare fronte alla richiesta dei reparti, richiesta che superò le centinai di migliaia di pezzi. Lo standard stesso della giacca venne cambiato, il materiale della fodera interna passò dalla seta al cotone, quello degli interni dalla pelle di cavallo alla più economica e disponibile pelle di capra. All’apice della domanda alcuni esemplari vennero anche prodotti in cuoio, ma questo è dibattuto dagli esperti. Naturale, quindi, che quelle prodotte per il mercato civile fossero più pregevoli di quelle in dotazione alle Forze Armate.

 

A2: l’icona cinematografica
A rendere il modello A2 un’icona globale ci pensarono i grandi film americani del dopoguerra e degli anni 60.
Quando la produzione di “La grande fuga” decise che il personaggio di Virgil Hilts avrebbe indossato una giacca da volo, la scelta ricadde su un modello A2 originale prodotto dalla leggendaria ditta RoughWear.
Il mito di McQueen e la bellezza del lungometraggio fecero il resto, sancendo la definitiva consacrazione di questo giubbotto come modello iconico dell’abbigliamento maschile contemporaneo.
L’A2 fu così associato a valori tipici degli aviatori dell’epoca, ardimentosi, coraggiosi, patriottici.
Inoltre, la giacca ha una tale potenza visiva che anche in contesti non bellici viene utilizzata da registi e costumisti per conferire a chi la veste coraggio ed un tocco debonair.  Tanto per fare un esempio, Indian Jones ne indossa una variazione.
Vi invitiamo a guardare l’intenso ma poco noto ‘Catch 22’, nel quale l’A2 è quasi un co-protagonista del film, grazie all’utilizzo di splendidi esemplari originali.

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Un frame di ‘Catch 22’, in italiano ‘Comma 22’, film del 1970, di Mike Nichols,
con Art Garfunkel, Alan Arkin e Orson Welles.

Dalle stelle… Il B10
L’aviazione americana venne ufficialmente creata nel 1947. Il generale H.H. Arnold già nel 1942 decise che il futuro delle giacche da volo fosse il tessuto e non la pelle, ponendo così fine alla vita ufficiale dell’A2.
Poiché erano state prodotte a centinaia di migliaia, gli esemplari in pelle continuarono ad essere distribuiti per anni a seguire. Tuttavia il successore dell’A2 fu presto designato, disegnato e prodotto: il B10, di pesante cotone verde, con una fodera spessa di lana Alpaca e un colletto di montone. Al B10 seguì il B15 e via di seguito altri modelli; venne il nylon come materiale il verde oliva come colore. L’USAF commissionò negli anni dozzine di modelli diversi di giacche da volo, tutte destinate a poi divenire fonte di ispirazione per gli stilisti internazionali.
Questo capo fu oggetto di sperimentazione di materiali innovativi quali il kevlar ed il Nomex. Quest’ultimo, ignifugo e leggero, è quello attualmente utilizzato per la produzione delle giacche da volo modello CWU-45/P, ad oggi in dotazione ai piloti americani ed alleati.

 

Il collezionismo
Abbiamo visto come il modello A2 venne creato e come grazie al suo semplice ma efficace disegno divenne un’icona immortale dello stile internazionale. Questa potenza ha reso la giacca da volo enormemente desiderabile generando migliaia di repliche. Tuttavia pochissime ditte producono esemplari adeguati, coerenti con gli originali e capaci di evocarne tutto lo spirito dell’originale. Molto spesso le riproduzioni sono fatte con materiali di basso livello e quasi nulla coerenza storica. Quello che bisogna cercare in una riproduzione adeguata è: taglio molto stretto ed aderente al corpo, senza mollezze e rigonfiamenti; la schiena realizzata con un solo pezzo di pelle; pelle di cavallo o di capra, caratteristiche fondamentali ed inderogabili.
Ci sono poi i veri fanatici che stanno attenti anche al dettaglio, come la zip della marca e del colore giusti. Anche la conciatura della pelle diviene oggetto di acceso dibattito tra appassionati. Ditte giapponesi creano riproduzioni di un’accuratezza incredibile, fino ad avere giacche fatte con materiali d’epoca, con conseguente aumento di costi. In Inghilterra esistono due ditte che realizzano giacche di ottima fattura, con finiture degne della migliore produzione ante guerra…

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Il famoso attore e Generale Jimmy Stewart alla fine di una missione di 13 ore di bombardamento in Vietnam. L’attore/generale indossa una giacca in nylon tipo L2b. La foto non rende molto l’idea della giacca, ma io la trovo immensamente evocativa dello spirito delle giacche da volo. L’abnegazione, la marzialità senza pomposità inutili, la potenza che solo un indumento giusto al posto giusto, al momento giusto, sa comunicare.

 

Paolo Tarulli
Paolo Tarulli
stilemaschile7@gmail.com

Alcune esperienza lavorative in Inghilterra gli hanno permesso di approfondire il mondo dell'eleganza british. Dopo oltre un decennio londinese, torna a Roma dove si occupa prima di oggetti di lusso e poi di autonoleggio di macchine esclusive.

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